Paura degli esami, paure nella vita?

La paura di sostenere un esame, un colloquio di lavoro, una prova, è un’emozione naturale e funzionale affinché si arrivi all’appuntamento con la giusta carica affettiva

La paura di sostenere un esame, un colloquio di lavoro, una prova, è un’emozione naturale e funzionale affinché si arrivi all’appuntamento con la giusta carica affettiva. Eppure a volte la paura aumenta fino a rendere queste prove esperienze spiacevoli e stressanti che si cerca di evitare. In questo modo si riducono, spesso eccessivamente, il campo delle esperienze limitandole, quasi esclusivamente, a quelle conosciute e rassicuranti, quasi che l’esperienza della paura debba essere evitata a tutti i costi, specie quando si teme che la paura si trasformi in panico o in terrore.

Eppure la paura è una delle emozioni fondamentali della nostra vita e ha molte funzioni positive: ad esempio protegge l’individuo facendolo indietreggiare o attaccare di fronte a un pericolo reale. Aiuta l’individuo a misurare le sue forze e le sue competenze così come i suoi limiti e le sue debolezze: in questo modo ci si avvicina con maggiore consapevolezza all’evento temuto e allo stesso tempo si conosce meglio se stessi.Quando la paura diventa un problema? Quando da emozione funzionale di guida si trasforma in un’emozione disfunzionale che blocca e limita le esperienze di vita? Innanzitutto quando questa assume grandi dimensioni, difficili da gestire.

 

La semplice paura di un esame per esempio si trasforma in una certezza che andrà tutto male, in una paura che invade completamente la psiche fino a portare l’individuo a rimandare la prova continuamente o ad affrontarla con una serie di malesseri fisici ed emozionali che l’individuo (o chi gli sta intorno) percepisce (o percepiscono) come spropositati, creando un eccessivo senso di malessere, al di là del fatto che si raggiunga o meno una buona performance.Inoltre si può assistere al formarsi di paure assolutamente irrazionali quali quella di prendere l’aereo, di guidare un auto o stare in luoghi aperti o in luoghi che non abbiano uscite dirette e visibili, paure che l’individuo stesso critica razionalmente ma non può non fare a meno di provare. È evidente che in entrambi i casi siamo in presenza di un vissuto di minaccia che va al di là del visibile, la minaccia non è più quella reale legata alla consapevolezza dei propri limiti ma è una minaccia al proprio sé, una minaccia le cui origini sono spesso da rintracciare in vissuti profondi che possono essere insorti in varie fasi della vita. Più è precoce il momento un cui ci si è sentiti profondamente minacciati, più oscura e imprevedibile appare la paura che si vive nel presente. Al contrario più la paura si è presentata in una fase in cui si possedevano alcuni strumenti di codifica e di elaborazione delle esperienze di minaccia, più è semplice connettere la paura attuale alle esperienze pregresse.

 

Nonostante questa maggiore facilità spesso le paure permangono e a volte si ingigantiscono, specie in particolari momenti della vita. Molti individui, inoltre, si professano senza paure, non ne percepiscono, e soprattutto non le danno a vedere: sono spesso persone molto difese nei confronti degli altri e molto impauriti dal contatto con se stessi, con la propria umanità che naturalmente comprende elementi di paura e di coraggio. La presunta assenza di paura spesso fa apparire queste persone o come sbruffoni imprudenti o come persone ideali da eguagliare; in realtà possono sentirsi molto soli, specie nei momenti di difficoltà poiché impegnati nel far credere a tutti coloro che hanno intorno che essi non hanno paure.Le paure dunque possono perdere quella funzione positiva che pure rivestono ma, se adeguatamente esplorate ed elaborate, sono un ottimo strumento per realizzare una più profonda e autentica conoscenza di se stessi. Infatti più consapevoli delle paure reali possiamo essere individui forse più vulnerabili ma allo stesso tempo più forti, perché è solo nella consapevolezza dei propri limiti e delle proprie capacità che si costruisce la pienezza del sé.Inoltre è solo nella consapevolezza di sé che si può trovare la forza per chiedere aiuto e sostegno. Al contrario di quello che usualmente si pensa, chiedere aiuto, anche in aiuto professionale, non è un atto di debolezza ma un atto di forza e di coraggio.

Dr.ssa Paola ManciniPsicologa – Specialista in Psicologia Clinica Psicoterapeuta ad Orientamento Corporeo Socia e psicoterapeuta dell’Associazione S.E.Or. – A.I.Pe.F Esperta in interventi di Sostegno alla GenitorialitàEsperta in consulenza agli adolescenti e giovani adulti.Contatto 347/1945337         Breve Curriculum vitae1994 – Laurea in Psicologia (indirizzo Clinico e di Comunità), Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Tesi dal titolo “Desideri e paure nell’altra crescita”.1997  – Abilitazione all’esercizio della professione di Psicologo. Iscrizione Albo degli Psicologi del Lazio: n. 7172 del 05/09/972001 – Specializzazione in Psicologia Clinica, Scuola della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Tesi dal titolo “Analisi della struttura del colloquio nelle audizioni protette di minori supposte vittime di abuso sessuale” Dal 2001, oltre a svolgere attività libero professionale, è Psicologa consulente per la programmazione, progettazione e coordinamento degli interventi e dei servizi sociali presso l’Unione di Comuni della Bassa Sabina.Dal 2004 Psicologa Referente Area Minori e famiglie nel Servizio Sociale Professionale Distrettuale del Distretto Sociale Bassa SabinaFormatrice in numerosi corsi di formazione realizzati da vari Enti di formazione (Netform S.r.l., Lazio Form, Università degli Studi di Roma La Sapienza, ecc) con fondi privati, regionali e/o comunitari. Psicologa Consulente in vari C.I.C. Centri di Informazione e Consulenza per Adolescenti. Contatto 3471945337

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